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quarta-feira, 4 de novembro de 2015

Museo Archeologico dell'Agro Nocerino. -- Museu Arqueológico de Nocerino.

Il Museo Archeologico Provinciale dell'Agro Nocerino sito a Nocera Inferiore è stato inaugurato nel 1964 per ospitare la collezione "Pisani" formati da reperti archeologici provenienti dalle tombe protostoriche di San Marzano sul Sarno, nonché i reperti provenienti dagli scavi della Direzione dei Musei Provinciali, che ha lavorato dal 1957 in poi presso le necropoli di località Pareti di Nocera Superiore, non lontano dal teatro ellenistico-romano di Nuceria Alfaterna ed alcuni materiali provenienti da una collezione civica di Angri.



Nella galleria di ingresso sono conservati numerosi frammenti di ceramica vietrese rinvenuti lungo la Collina del Parco da alcuni giovani che li hanno poi consegnati al Museo. Le forme e le decorazioni rimandano alla ceramica vietrese di produzione ottocentesca che ha avuto una diffusione sicuramente a livello regionale, nell'ambito del vasellame da cucina.

Alcune riportano simboli religiosi, quale quello francescano (dato che il convento di Sant'Andrea era di cappuccini), indicato da una croce su un monticello, sicuramente il Golgota, con ai lati le lettere S e F (San Francesco) e dai chiodi del martirio di Cristo infilzati nel terreno. Vi sono inoltre numerose anforette a nastro e lucerne del tipo "cuollomozzo", caratterizzate da un gambo modanato e da due anse ripiegate, mancanti, simili a braccia umane che conferiscono un aspetto antropomorfizzato. Sul becco di queste lucerne ricorre il motivo apotropaico dei due grandi occhi, poiché, nella tradizione popolare, la caduta dell'olio era considerata un cattivo presagio.

Di un certo rilievo sono “piatti piccioli”, inusuali nella tipologia locale e realizzati appositamente per gli equipaggi delle navi, avendo un tipo di fondo che consentiva una presa ferma ai naviganti durante gli ondeggiamenti del mare. Sono decorati da una spirale in manganese che parte dal centro della ciotola ed è coronata esternamente da una linea serpentina e da fasce concentriche gialle e verdi presso l'orlo e sulla tesa.




Presenti anche un esemplare di zuppiera, dall'orlo modanato che permette il suo inserimento sul vassoio e molti piatti da mensa con uguale decorazione sui bordi, caratterizzata da una fascia verde con motivo a reticolato in bruno. Oltre a questi, vi sono piatti con decorazioni particolari, come ad esempio quelli con un teschio con le ossa incrociate sul retro che rimanda alla tradizione religiosa francescana.

Vi sono custoditi, inoltre, dei dipinti del 1979 opera di Baldassarre Fresa, che ritraggono i suoi fratelli, pionieri dell'archeologia nocerina: l'astronamo Alfonso, e don Matteo, il sacerdote. Del 1946 è l'acquerello che riproduce il complesso di Santa Maria Maggiore, che appare ancora libero dall'agglomerato edilizio che negli anni sessanta ha contrassegnato negativamente il territorio.

Il pezzo più interessante è costituito dal sarcofago romano di III secolo, riutilizzato durante il Medioevo.

Il reperto proviene dal Vescovado di Nocera. Realizzato in marmo bianco e mostra su entrambi i lati lunghi una decorazione, a rilievo sul lato principale, incisa sul retro: sul lato frontale vi sono due nikai alate di profilo (simbolo della vittoria sulla morte) che convergono verso il centro per sorreggere un clipeo che dovrebbe rappresentare l'immagine del defunto/a di cui purtroppo non rimane quasi nulla. Al di sotto del clipeo vi sono due esseri con la testa di cavallo e il corpo pisciforme, ossia i cavalli di Poseidone che vivono nel mondo sottomarino, come suggeriscono le onde stilizzate sotto di essi. Questa doppia identità indica l'appartenenza ai due mondi, terrestre e marino.




Alle estremità vi sono due figure alate stanti, ciascuna rivolta verso l'esterno, in posizione di riposo come indicato dai piedi che sono la parte meglio conservata.

Sul retro invece vi è un'iscrizione resa con la tecnica del solco triangolare in caratteri tardi di tipo capitale.

Essa è inquadrata superiormente da racemi di vite con grappoli e foglie resi a trapano e lateralmente da due candelabri accesi; si dispone su tre righi continui, interrotti al centro da una grande croce gemmata, sormontata da una piccola colomba. La scritta allude alla preghiera quale viatico per la salvezza eterna ed esprime in una forma più autonoma ed originale il rapporto personale tra anima e Dio, che sarà propria dell’alto medioevo. Il sarcofago deve essere stato riutilizzato in età tardoantica (fine del VI secolo d.C.) : il lato che prima costituiva il retro, è divenuto quello principale.

La scalinata che porta alle sale successive funge da lapidarium. Tra ceppi e capitelli in tufo grigio di Nocera interessante la presenza di una scultura della Pudicitia. La statua, realizzata in tufo, è stata ritrovata in località Lavorate di Sarno nel marzo del 1965 e risulta acefala e panneggiata. Presenta analogie con la scultura funeraria di età tardo-repubblicana e augustea e dovrebbe quindi appartenere al tipo della cosiddetta Pudicitia, usato per statue femminili iconiche e rilievi funerari.

Il vano noto come Antichità di Angri e di Scafati conserva la Collezione Bove, composta da reperti di età ellenistica e romana. Donata da Andrea Bove nel 1993, contiene alcuni esemplari di ceramica daunia, vasi di tipo Gnathia (attuale Egnazia in provincia di Brindisi), risalenti al IV secolo a.C.; vasi a vernice nera (piatto, guttus, skyphos e coppetta su alto piede) e un cratere a campana a figure rosse, appartenente alla classe degli head vases, raffigura su un lato, un Erote e sull'altro, una testa femminile di profilo: il volto di donna, sia di profilo che di prospetto, è un tema iconografico molto diffuso in Italia Meridionale tra IV secolo a.C. e III secolo a.C.




Fanno parte del gruppo numerose lucerne “a becco tondo” di età imperiale romana.

La restante e più cospicua parte della collezione è costituita da un gruppo di statuette fittili raffiguranti divinità o eroi del mondo pagano (Mercurio, dio delle invenzioni, del commercio, delle strade, con caduceo e copricapo con le alette, suoi tipici attributi; Bacco, dio del vino, della gioia, del benessere fisico, coronato di pampini con tigre e Sileno; Minerva, dea della guerra e dell'intelligenza, con lancia, patera ed egida; Venere, dea dell'amore e della bellezza, con panneggio che la copre dai fianchi in giù, affiancata da un delfino cavalcato da un putto; Bes, divinità originaria del pantheion egiziano, protettore contro gli spiriti maligni, raffigurato come un nano panciuto; Ercole, eroe noto per le sue 12 fatiche, con la leontè e la clava). Oltre ad essi sono presenti tre statuette che rappresentano coppie di amanti semisdraiati su una kline, di cui una ha dinanzi alla kline una trapeza tonda su tre piedi sagomati, chiara allusione al banchetto.

Gli affreschi si datano al I secolo. Provengono da una villa romana scoperta a Scafati nel 1960 (via Martiri d'Ungheria). Si tratta di otto pannelli dipinti, nel cosiddetto III stile pompeiano: vi sono rappresentate figure di donne, rese in giallo su fondo nero, in posizione stante, quasi tutte poggianti su girali, con la mano destra che regge la veste e la sinistra piegata a sostenere la patera, piatto legato alle cerimonie sacrificali.

Vi si conservano, inoltre, una serie di steli funerarie datate intorno al I secolo.

La prima è una stele a edicola in tufo nocerino, proveniente forse da Scafati. L'edicola è incorniciata su fronte e retro da due pilastri con capitelli di tipo corinzio, mentre sul piccolo frontone sono rappresentate due colombe, simbolo di Afrodite, nell'atto di abbeverarsi ad una sorta di vasca, motivo che viene ripreso dal soggetto dell'emblema del mosaico creato da Sosos di Pergamo (II secolo a.C.), conosciuto tramite riproduzioni e imitazioni che hanno larga diffusione dal I secolo a.C. all'età imperiale. In basso, invece, è rappresentato un cinghialetto sembra arrampicarsi alla base sulla quale è rappresentato a figura intera il defunto togato: è un chiaro riferimento all'iconografia ellenistica e in particolare, rimanda alla famosa fatica di Eracle che uccide il cinghiale Erimanto e all'impresa di Meleagro, protagonista della caccia al cinghiale calidonio. Sulla parte superiore della cornice vi è un'iscrizione che rimanda chiaramente all'identità del defunto, uomo libero, probabilmente di rango senatorio.

Segue una stele di provenienza dubbia. Si tratta di un parallelepipedo, sul quale appare in bassorilievo la figura a mezzo busto della defunta di cui si sono conservate solo le caratteristiche orecchie “a vela”. La testa, profondamente abrasa, acquista maggior rilievo inserendosi nell'incavo semisferico retrostante, che assume la funzione ridotta di nicchia delle stele ad edicola. Al di sotto di esso rimane una scritta, EGNATIA APAL, un nominativo che identifica il defunto. Il segnacolo è privo di tutta la parte inferiore sinistra.




La successiva è stata ritrovata nel 1959 ad Angri, in località Satriano, sulla strada provinciale Nocera-Castellammare (sebbene sia attribuita a Scafati). La figura in altorilievo si inserisce in una nicchia e appare voltata: è una donna che con la mano destra stringe un grappolo d'uva, mentre con l'altra sorregge il lembo della veste ricolma di frutta. Per la mancanza di un'iscrizione che possa connotare la donna e la presenza di attributi particolari e allusivi e di tratti somatici stilizzati, si è ipotizzata un'allusione alla Iuno, cioè alla forza vitale della defunta, piuttosto che una rappresentazione realistica della medesima.

L'ultima stele è stata ritrovata ad Angri nel 1936, durante un intervento alla rete fognaria. Si tratta di un piccolo monumento a edicola in tufo grigio, con un busto di uomo togato (defunto) ad altorilievo, che l'iscrizione, nella parte superiore della cornice, indica come Gemel(l) us, denominazione piuttosto frequente fra gli uomini liberi. In questo caso tuttavia, dovrebbe trattarsi di un uomo di condizione servile per la mancanza di altre connotazioni toponomastiche. Il modellato, non di grande qualità, è vivacizzato nella resa della mano destra del defunto che stringe il balteus, ossia la cintura militare propria dei soldati romani.

Adiacente a questa è una saletta che contiene un cippo miliario datato al 120-121. L'opera proviene da Angri, più precisamente dal quadrivio via Murelle-via Adriana, dove è stata rinvenuta durante uno scavo per le fogne della città agli inizi degli anni cinquanta. Esso fa riferimento al restauro della via che collegava Nuceria a Stabiae, realizzato nel 121 d.C. dall'imperatore Adriano. Esso presenta un'iscrizione all'interno di un riquadro doppiamente modanato, che inquadrare il monumento nell'epoca della tribunizia potestas.

Vano delle Antichità di San Marzano sul Sarno

Lapide con iscrizione greca ΘΕΟΚΤΙCT/OC/ (fondata da un dio)

Dai lavori di restauro sono emersi, al di sotto di questa sala, gli antichi scolatoi del convento, i sedili nei quali i monaci ponevano i confratelli morti in attesa che perdessero i liquidi.

Qui sono presenti anche reperti vascolari e bronzei pertinenti alla Cultura delle tombe a fosse della valle del Sarno. Si data al I secolo l'Athena promachos (combattente). La statua è stata rinvenuta nel 1958 presso il teatro ellenistico-romano di Pareti, a Nocera Superiore, in un'esedra addossata al muro di fortificazione. Essa ha ricevuto un cattivo restauro da parte della soprintendenza per recuperare l'elmo e parte del braccio destro, cosa che ne ha alterato le proporzioni. Si erge su una base quadrangolare, sulla quale è presente un'iscrizione, che permette di ipotizzare che sia stata donata ai nocerini da Marius Salvius Otho, secondo marito di Poppea Sabina (poi andata in sposa a Nerone). La dea è rappresentata come combattente (promachos) con l'elmo e l'egida, il famoso scudo di pelle di capra con al centro la testa di Medusa.




Essa è in posizione statica, ha la mano destra sollevata a reggere la lancia, il braccio sinistro piegato per sostenere lo scudo, la gamba destra leggermente spostata dietro e lateralmente e quella sinistra, portante, coperta completamente dal peplo, ad eccezione delle dita del piede. Si tratta di una copia di età romana che riprende modelli greci della cerchia fidiaca del V secolo a.C. Nonostante non vi sia alcuna innovazione dal punto di vista iconografico, statue come questa sono importanti perché permettono di risalire al modello antico e di ricostruire modi e stili della società romana.

L'oinochoe con iscrizione in alfabeto nucerino

In questa sala, ornata da affreschi sul soffitto, si sarebbe tenuta, nel 1385 la congiura dei cardinali contro il papa Urbano VI.

Si ascrivono al VI-V secolo a.C. un'hydria decorata da motivi geometrici fitomorfi. Un cratere a campana a figure rosse che rappresenta su un lato, tre figure e un bue e sull'altro tre giovani ammantati. Entrambe le scene sono incorniciate rispettivamente sopra e sotto da motivi a ramo di ulivo e a meandro. Esso purtroppo presenta numerose grappe di restauro in ferro. Un cratere a calice a figure rosse che presenta da un lato, sullo sfondo di un paesaggio agreste, viene rappresentata una strana scena con a destra una colonna e una ariete, a sinistra, una donna che procede con le braccia sollevate, portando una corona e un drappo e, a destra della colonna una donna seduta che osserva attentamente un giovane dinanzi a lei, vestito di una clamide che gli svolazza alle spalle e reggente due lance; sull'altro lato è rappresentato, al centro, un tripode su un altare, decorato da una metopa che inquadra un satiro in corsa e affiancato da due giovani, recanti rispettivamente un tirso (bastone attribuito a Dioniso) e uno scettro. La prima figurazione alluderebbe ad una scena sacrificale, mentre l'altare e il tripode nella seconda, dovrebbero rappresentare un monumento coregico, cioè un'opera eretta in onore dei coreghi, patroni degli spettacoli teatrali. Una lekythos "Pagenstecker”, un vaso dal collo allungato e sottile che ha un fondo chiaro con piede e orlo delineati da fasce nere e ventre scandito in fasce decorate da motivi geometrici e vegetali.

Tra i reperti più interessanti sono degni di nota l'oinochoe con l'iscrizione in Alfabeto nucerino conservato nell'ultima sala insieme ai reperti che costituivano i corredi della necropoli di Pareti di Nocera Superiore.

Il museo ospita, infine, anche una piccola collezione epigrafica tra cui spicca un'iscrizione funeraria in alfabeto greco che cita un "maestro di grammatica greco" che ha vissuto nella città di Nuceria, definita: ΘΕΟΚΤΙCT/OC/ "fondata da un dio".

Vi sono conservate anche due tegole con iscrizioni in osco.

Presente anche un accenno ad una comunità ebraica presente in città nel IV secolo.



http://www.museincampania.it/spip.php?page=musei_dettaglio&id_museo=107

Cultura e conhecimento são ingredientes essenciais para a sociedade.

Vamos compartilhar.


--br

Museu Arqueológico de Nocerino.

O Museu Arqueológico Provincial de Agro Nocerino no site de Nocera Inferiore foi inaugurado em 1964 para abrigar a coleção "Pisani", formado pelos achados arqueológicos dos túmulos pré-históricos de San Marzano sul Sarno, bem como os resultados das escavações do Departamento de Museus Provinciais, que trabalhava desde 1957 na necrópole de muralhas da cidade de Nocera Superiore, não muito longe do teatro helenístico-romano de Nuceria Alfaterna e alguns materiais de uma coleção cívica de Angri.

Na entrada galeria detém inúmeros fragmentos de cerâmica de Vietri encontrados ao longo do Park Hill por alguns jovens que, em seguida, tê-los entregues ao Museu. As formas e decorações recordar a Vietri produção de cerâmica do século XIX que a circulação foi certamente a nível regional, dentro da louça da cozinha.

Alguns relataram símbolos religiosos, como a um franciscano (desde o mosteiro de Santo André foi cappuccinos), indicados por uma cruz em um monte, certamente Gólgota, ladeado pelas letras S e F (São Francisco) e pregos martírio de Cristo empalado no chão. Há também inúmeros fita ânforas e lanternas como "cuollomozzo", caracterizado por uma haste moldada e duas alças dobrado, faltando, semelhante a braços humanos que lhe dão uma anthropomorphized. O bico destas lâmpadas marca o apotropaico razão de dois grandes olhos, como na tradição popular, o derramamento de óleo foi considerado um mau presságio.

De alguma importância são "flat" pecíolos, incomum em tipo e locais feitas especificamente para as tripulações de navios, que têm um tipo de fundo que permitiu que um aperto firme aos navegantes durante balanços mar. Eles são decorados com um composto de manganésio espiral começa no centro da tigela e é coroado externamente por uma linha serpentina e concêntricas bandas amarelas e verdes na bainha e na borda.

Além disso apresentar uma cópia da taça, moldado a partir do bordo que permite que a sua inclusão na bandeja e muitos pratos da mesa com a mesma decoração sobre os bordos, caracterizada por uma banda verde com padrão de grade em castanho. Além destes, há pratos com decorações especiais, como aqueles com uma caveira e ossos cruzados na parte traseira que leva à tradição religiosa franciscana.

São mantidos lá, também, as pinturas de 1979 por Baldassarre cortador, retratando seus irmãos, pioneiros da arqueologia Nocerina: o astronamo Alfonso, e Don Matteo, o sacerdote. 1946 é a aquarela que reproduz o complexo de Santa Maria Maggiore, que aparece ainda prédio dall'agglomerato livre que nos anos sessenta marcado território negativo.

A parte mais interessante é composta de o sarcófago romano do terceiro século, re-utilizado durante a Idade Média.

A constatação vem do Bispado de Nocera. Feito de mármore branco e mostra em ambos os lados compridos de uma decoração, em relevo no lado primário, gravado na parte de trás: na parte da frente há dois perfil alado Nikai (símbolo da vitória sobre a morte) que convergem em direção ao centro para segurar um medalhão que deve representar a imagem dos mortos / em que, infelizmente, não resta quase nada. Abaixo o medalhão há duas pessoas com cabeça e corpo pisciforme do cavalo, que os cavalos de Poseidon que vivem no mundo subaquático, como sugerido por ondas estilizados abaixo deles. Esta dupla identidade como a alocação para os dois mundos, terra e mar.

Nas extremidades existem duas figuras escoras alados, cada um de frente para o lado de fora, na posição de repouso, tal como indicado pelos pés que são o melhor preservada.

Em vez disso existe uma inscrição na parte traseira feita com a técnica da ranhura triangular em caracteres tipo de capital tarde.

É moldado no topo por gavinhas de videira com grupos e folhas feitas para perfurar e lateralmente por dois candelabros aceso; Ele tem três linhas contínuas, interrompido no meio por uma grande cruz de jóias, encimada por uma pequena pomba. A inscrição refere-se a oração como um incentivo para a salvação eterna e expressa em uma relação pessoal mais independente e original entre a alma e Deus, que será o dono início da Idade Média. O sarcófago deve ter sido reutilizado na Antiguidade Tardia (final do século VI dC): o lado que primeiro formado parte de trás, tornou-se o principal.

A escadaria que leva para os próximos quartos serve como um lapidarium. Entre as linhagens e capitais em tuff cinza de Nocera interessante a presença de uma escultura de pudicitia. A estátua, feita de tufa, foi encontrado na aldeia de Sarno trabalhos em Março de 1965 e é decapitado e drapeado. Características similares com a escultura funerária da tarde republicano e de Augusto e deve, portanto, pertencem ao tipo de chamada pudicitia, utilizado para estátuas femininas icônicas e relevos funerários.

A baía conhecida como as Antiguidades de Angri e Scafati mantém Bove coleção, composta de artefatos a partir do helenista e períodos romano. Presenteado por Andrea Bove em 1993, contém alguns exemplos de Daunia cerâmica, potes tipo Gnathia (atual Egnatia na província de Brindisi), datado do século IV aC; vasos em tinta preta (planas, guttus, skyphos e copo de pé alto) e uma cratera em forma de sino com figuras vermelhas, pertencente à classe de vasos na cabeça, que descreve, de um lado, um Eros e, por outro, a cabeça do sexo feminino no perfil: Face da mulher, a partir do perfil do prospecto, é um tema iconográfico generalizada no sul da Itália entre o século IV aC eo terceiro século aC

O grupo inclui um número de lâmpadas "bico redondo" do período imperial romano.

A parte restante e mais conspícua da coleção é composta por um grupo de figuras de barro representando deuses ou heróis do mundo pagão (Mercúrio, deus das invenções, o comércio, estradas, com caduceus e chapelaria com barbatanas, seus atributos típicos; Bacchus, deus do vinho, alegria, aptidão física, coroada com folhas da videira com tigre e Sileno; Minerva, deusa da guerra e inteligência, com a lança, e égide patera; Vênus, deusa do amor e da beleza, com cortinas que cobre a partir dos quadris para baixo, ladeado por um golfinho montado por um menino; Bes, deidade Pántheion protetor egípcio nativo contra os maus espíritos, retratado como um barrigudo anão; Hércules, herói conhecido por seus 12 trabalhos, com a pele de leão e clube). Além deles, há três estátuas que representam pares de amantes semisdraiati em um Kline, dos quais um tem diante dos kline um trapeza redondos três pés em forma, uma clara alusão ao banquete.

Os afrescos datam do primeiro século. Eles vêm de uma villa romana descoberto em Scafati em 1960 (via Mártires da Hungria). São oito painéis pintados, o chamado terceiro estilo de Pompeia: lá estão representadas figuras femininas, rendido em amarelo no preto, em uma posição ereta, quase todos descansando em rolos, com a mão direita segurando a roupa ea esquerda dobrada apoiar o dossel, prato relacionadas com cerimônias de sacrifício.

Ele preserva também uma série de estelas funerárias datado em torno do primeiro século.

A primeira é uma estela em banca de jornal tuff Nocerino, chegando talvez a partir de Scafati. O nicho é enquadrado na frente e para trás por duas colunas com capitéis coríntios, enquanto o pequeno frontão mostra duas pombas, símbolo de Aphrodite, no ato de beber uma espécie de tanque, razão pela qual é retirado do tema " emblema do mosaico criado por Sosos de Pergamon (século II aC), conhecido através de reproduções e imitações que tem ampla circulação desde o primeiro século aC Idade imperial. Abaixo, no entanto, mostra um javali parece subir à base sobre a qual é representada full-length toga do falecido é uma clara referência à iconografia helenística e, em particular, refere-se à famosa luta de Heracles matando o javali Erymanthian e todos " Empresa Meleager, estrela da caça monstros mitológicos. No topo do quadro há uma inscrição que refere-se claramente a identidade do, um homem livre falecido, provavelmente de classe senatorial.

Segue-se uma coluna de origem duvidosa. É um paralelepípedo, em que a figura aparece em baixo relevo meio busto do falecido dos quais são preservados apenas as características orelhas "vela". A cabeça, profundamente desgastada, assume maior importância de inserir o hemisférica oca por trás, que assume a função do pequeno nicho estelas nas bancas. Abaixo continua a ser um escrito, EGNATIA APAL, um nome que identifica o falecido. O marcador é desprovida de toda a parte inferior esquerda.

O seguinte foi encontrado em 1959 em Angri, em lugares Satriano, na estrada Nocera-Castellammare (embora atribuída a Scafati). A figura em alto relevo se encaixa em um nicho e se virou aparece: é uma mulher com a mão direita segurando um cacho de uvas, enquanto a outra mão segura a orla do seu manto cheio de fruta. A falta de uma inscrição que pode conotar a mulher ea presença de determinados atributos e características faciais alusivas e estilizados, presume-se alusão a Juno, que é a força da vida do falecido, em vez de uma representação realista do mesmo.

A última estela foi encontrada em Angri em 1936, durante um discurso para o sistema de esgoto. É um pequeno monumento às bancas em argila cinza, com um busto de um homem vestindo uma toga (falecido) em alto relevo, a inscrição na parte superior do quadro, mostra como Gemel (s) nós, nome bastante comum entre os homens livres . Neste caso, no entanto, deve ser um homem de condição servil para a falta de outros nomes conotações lugar. O moldado, não de grande qualidade, que é animada na rendição da mão direita do balteus aperto falecido, ou seja, o seu cinto militar de soldados romanos.

Adjacente a esta é uma sala que contém um memorial marco datado de 120-121. O trabalho vem de Angri, mais precisamente do cruzamento Via Murelle-off Adriana, que foi encontrada durante uma escavação nos esgotos da cidade no início dos anos cinquenta. Refere-se à restauração da estrada que ligava Nuceria para Stabiae, construído em 121 dC Imperador Adriano. Ele tem uma inscrição dentro de um quadro duplamente moldado, que emolduram o monumento na era da potestas tribunitian.

Compartimento de Antiguidades de San Marzano sul Sarno

Lápide com inscrição grega ΘΕΟΚΤΙCT / OC / (fundada por um deus)

Obras de restauração têm surgido, ao abrigo deste quarto, os antigos calhas do convento, os bancos onde os monges colocaram os irmãos morreram esperando fluidos perder.

Aqui há também exibe vascular e bronze relevantes para a Cultura dos túmulos foi o vale Sarno. Ela remonta ao primeiro século Athena Promachos (lutador). A estátua foi encontrada em 1958 para as paredes Teatro greco-romanas, em Nocera Superiore, em exedra contra a parede da fortificação. Ele recebeu uma má restauração pela Superintendência para recuperar o capacete e parte de seu braço direito, que alterou as proporções. Ele fica em uma base quadrada, em que há uma inscrição, o que permite supor que ele foi doado para Nocera Marius Sálvio Otão, segundo marido de Poppea Sabina (depois que se casou com Nero). A deusa é representada como um combatente (Promachos) com o capacete ea égide, o famoso escudo de pele de cabra com o centro da cabeça da Medusa.

Ele está em uma posição estática, ele levantou a mão direita para segurar a lança, o braço esquerdo para apoiar o escudo, a perna direita para trás e ligeiramente para o lado esquerdo e transportando completamente coberta pela peplum, exceto dedos . É uma cópia do período romano, que incorpora modelos gregos do círculo Phidian século V aC Embora não haja nenhuma inovação em termos de estátuas iconográficos como este são importantes porque permitem que você voltar para o velho modelo e reconstruir formas e estilos da sociedade romana.

O oinochoe inscrito alfabeto Nucerino

Nesta sala, decorada com afrescos no teto, a ser realizada, em 1385 a conspiração de cardeais contra o papa Urbano VI.

Atribuída ao sexto e quinto séculos aC hydria decorados com padrões geométricos fitomórfica. Uma cratera em forma de sino com figuras vermelhas que está de um lado, três figuras e um boi e os outros três jovens camuflada. Ambas as cenas são enquadrados acima e abaixo por razões imperiosas de ramo de oliveira e meandro. É, infelizmente, tem muitas grappas restauração de ferro. Um copo cratera com figuras vermelhas que apresenta um lado, contra o pano de fundo do campo, é representado com uma cena estranha na coluna à direita e um carneiro, à esquerda, uma mulher que se passa com os braços erguidos, usando uma coroa e um pano e à direita da coluna de uma mulher sentada olhando atentamente para uma jovem à sua frente, vestido com um manto que esvoaça por trás regente e duas lanças; do outro lado é representado no centro, um tripé em um altar decorado com uma metope emoldurando um sátiro na corrida e ladeado por dois jovens, respectivamente, em um tirso (stick atribuída a Dionísio) e um cetro. Os primeiros alude figurativos para uma cena de sacrifício, enquanto o altar eo tripé no segundo, deve fornecer um monumento coregico, erigido em honra do trabalho que é coreghi, patronos do teatro. A lekythos "Pagenstecker", um vaso do pescoço esticado fina e que tem um fundo claro com pé e hem delineada por faixas pretas e barriga marcados em bandas decorados com motivos geométricos e florais.

Entre as descobertas mais interessantes que merecem destaque o oinochoe com inscrição no alfabeto Nucerino manteve o último quarto junto com artefatos que compõem kits Paredes Necrópole de Nocera Superiore.

O museu tem, finalmente, uma pequena coleção de inscrições entre os quais funerária inscrição em alfabeto grego citando um "mestre de grego gramática" que viveu na cidade de Nuceria, definido: ΘΕΟΚΤΙCT / OC / "fundada por um deus" .

Há também preservados dois azulejos com inscrições em Osco.

Há também uma menção de uma comunidade judaica nesta cidade no século IV.



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